Luca Farnioli

Un Corso Subacqueo di tre generazioni

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Quella mattina, avevano partecipato molte persone alla prova gratuita in piscina con le bombole che facciamo tutti i giorni alle 12. Sicuramente perché, essendo un lunedì, la maggior parte delle persone erano appena arrivate e stavano ancora decidendo come organizzare al meglio l’aspettatissima settimana di vacanza.

Nel pomeriggio alle 17, dopo una meritata “siesta” si presentarono come sempre diverse persone che avevano provato alla mattina e che, entusiaste della scoperta del mondo sommerso, si erano finalmente decise a fare un battesimo del mare con le bombole. In particolare quel giorno fu veramente per noi dell’Orcasub una giornata di grande soddisfazione. Per primo entrò Mike, un signore di mezz’età, che si vedeva subito avere una grande forma fisica. Poi entrò Jhon, che scoprimmo essere il figlio di Mike, con una maglietta che riportava a caratteri vistosi la scritta “half a century” (“mezzo secolo”) che era poi il motivo della loro vacanza a Formentera, festeggiare i suoi 50 anni. Infine entrò Robin figlio di Jhon, con un grande salto che quasi fece cadere il nonno per terra.

Mike ci chiese subito se c’era un limite di età per fare il corso subacqueo e noi gli rispondemmo da standard che bastava avere un certificato medico di idoneità all’attività subacquea ricreativa ed un minimo di 10 anni. Chiaramente pensavamo che la domanda fosse pensata per il bambino che saltava a destra e a sinistra pieno di entusiasmo e che scoprimmo poi avere 12 anni. Quindi la seguente domanda: “io ho 75 anni è un problema?” Scambio di sguardi con i colleghi tra lo stupore e l’incredulità per la grande forma fisica di questa persona a cui avremmo dato al massimo 55/60 anni! “Assolutamente no!” gli rispondemmo quasi all’unisono con il mio collega. “Bene” rispose Mike “allora ci piacerebbe fare il corso tutti e tre assieme”.

Per noi fu un momento di grande soddisfazione perché non erano assolutamente venuti in vacanza con l’idea di seguire un corso subacqueo ma di passare del tempo assieme rilassandosi su qualche spiaggia. Alla mattina invece avevano fatto tutti e tre la prova gratuita in piscina e ci dissero che gli era piaciuto così tanto che non avevano avuto bisogno di parlarne a lungo. Dopo una veloce burocrazia iniziammo subito il corso con una breve parte teorica e tanta, tantissima parte pratica in acqua come richiesto!

Il corso durò 5 giorni, e alla fine tutti e tre raggiunsero i requisiti richiesti per essere brevettati. Fu veramente una bella esperienza da parte nostra perché ci permise di confrontare in una sola volta tre generazioni con mentalità, esigenze e modi di pensare molto diversi. Da parte loro poi, come ci dissero, questa avventura rafforzò ancor di più il loro legame e li portò a conoscere le bellezze di un mondo, quello subacqueo, fino a quel momento sconosciuto.

Una bellissima immersione

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Il posto d’immersione era uno di quelli dove andavamo più spesso: Punta Gavina. Il livello dei sub in barca – 6 in totale – era abbastanza disomogeneo: Open Water e Avanzati, niente comunque che due guide subacquee non possano gestire in tutta sicurezza.

Avevamo comunque concordato di fare un paio di tuffi a poca profondità (tra i 10 e i 20 metri) di apertura della settimana d’immersione. La giornata, si parla di metà giugno, era spettacolare: il sole alto in cielo e l’aria limpidissima.

Speravamo solo di non trovare corrente, cosa che ci avrebbe costretto a cambiare punto d’immersione. Niente corrente, briefing, sistema di coppia, entriamo in acqua. Io guido, Fabio chiude il gruppo. Perfetto, l’immersione iniziò bene e trovammo proprio vicino all’ancora, su un pianoro a 6 metri di profondità, una tana con due polipi.

Erano timidi ma curiosi, come nella loro natura, ci mettemmo tutti intorno ad osservarli e questo rilassò il gruppo. L’attenzione passò subito dal se stessi all’osservazione dell’ambiente circostante e la respirazione diventò lenta e profonda.

Il sole creava sul basso fondale giochi e riflessi di luce spettacolari che solo chi si immerge conosce. Iniziammo ad immergerci e dai 6 metri di profondità seguimmo una parete che conduce su un fondale a 20 metri. Incontrammo la fauna tipica di questo punto d’immersione: delle belle corvine, un bel branco di saraghi, qualche sospetto dentice in lontananza, murene, gronchi, cerniotti.

Poi, girandomi per controllare il gruppo e chiedere l’ok a Fabio, mi accorsi, come avevano già fatto altri del gruppo, che non eravamo più soli: un gruppo di pesci balestra, 6 per l’esattezza, ci stava seguendo e i più curiosi stavano già giocando con le nostre bolle!

L’eccitazione era così grande che a stento mantenemmo il controllo del gruppo, dato che ognuno ormai pensava più a inseguire i balestra più che a tutto il resto.

Il pesce balestra, battagliero e aggressivo se disturbato nel periodo della cova delle uova – e curioso e confidente nelle rare occasioni in cui capita di incontrarlo.

Il più curioso di questi pesci si spinse addirittura fino ad appoggiare la sua bocca contro il vetro della maschera di uno dei nostri subacquei. L’immersione finì lì.

Su un fondale di appena 15 metri di profondità respirammo tutta l’aria che ci restava nella bombola facendo a gara a chi riusciva ad attirare più pesci balestra con le proprie bolle. Fu un’immersione veramente bella, una grande emozione, una delle tante che spesso ci danno le profondità marine.

Incontro con i delfini

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La giornata non era delle più serene; essendo solo agli inizi di maggio, il tempo non era ancora stabile e qualche nube offuscava l’atmosfera. La temperatura del mare poi non era certo incoraggiante, ma il gruppo di tedeschi e di spagnoli che avevo quel giorno, per la gita col gommone nel parco naturale delle saline, era molto entusiasta. Costume da bagno, una maglietta e ciabattine da mare!

Al momento dell’imbarco avevano già tutti in mano pinne, maschera e snorkel, e non vedevano l’ora di essere in mare per tuffarsi e farsi una bella nuotata. Decisi quel giorno di fare un giro leggermente diverso dal solito, lasciando l’isola di Espalmador come ultima sosta invece che come prima. Questo in considerazione del fatto che verso sera è meglio restare asciutti che bagnati e ad Espalmador si può scendere sulla spiaggia semplicemente camminando con l’acqua a mezza coscia.

Cominciammo così l’escursione, con una sosta nella zona delle piscine naturali, dove faticosamente riuscii – dopo 30 minuti – a far uscire le persone dall’acqua, che nuotavano felici in mezzo ai fittissimi branchi di occhiate, che qui sono stanziali.

Proseguimmo poi per la zona delle grotte, dove nel pomeriggio qualche raggio di luce, essendo il sole più basso, riesce anche ad entrare, creando suggestivi riflessi.

Ci recammo poi a Cala Saona, che è un altro dei punti obbligatori da vedere a Formentera, con un mare che sfuma dal verde smeraldo all’azzurro turchese.

Infine, verso sera, prima di rientrare, facemmo rotta per l’Isola di Espalmador. Il traffico di barche fuori stagione era veramente ridotto, a parte qualche pescatore ed i traghetti che collegano Ibiza a Formentera. Eravamo ormai solo a un centinaio di metri dalla costa quando un grido – e il gesticolare di un cliente – attirò la nostra attenzione.

“I Delfini!”

Non si vedono molto di frequente, ciò dovuto soprattutto all’intenso traffico di barche che – facendo molto rumore – tendono ad allontanarli. Così, l’ultima sosta – che doveva essere all’asciutto – si trasformò in un ultimo bellissimo bagno.

La speranza di riuscire a vedere i delfini nuotare sott’acqua trattenne a lungo le persone in mare, fino a quando, dopo innumerevoli richiami, riuscii a richiamare tutti a bordo. Comunque, nonostante l’eccitazione generale delle persone ed il rumore prodotto, riuscimmo ad avvicinarci abbastanza per scattare qualche bella foto e tornare a casa con lo sguardo pieno di emozione e la sana stanchezza di una giornata trascorsa in mezzo al mare.

Il battesimo del mare: un’esperienza indimenticabile

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Anche io, come la maggior parte dei subacquei ho iniziato così. Era l’anno della maturità – 1982 – e con il gruppo di amici eravamo andati a Rodi.

Di tutto avrei pensato tranne che di fare un battesimo subacqueo del mare. Ed invece eccomi lì a bocca aperta al porto di Rodi a leggere un manifesto di un centro immersioni che pubblicizza la possibilità di scoprire le meraviglie del mondo sommerso con l’attrezzatura subacquea!

Da sempre sogno e desiderio. Io ed un mio amico ci iscrivemmo subito per il giorno successivo. L’appuntamento alle 9 al pontile.

Quella notte per la grande eccitazione degli eventi a venire dormimmo pochissimo. Comunque alle 830 eravamo già pronti sul pontile. Ci imbarcammo e durante la navigazione la guida ci fece un briefing sommario su quello che dovevamo sapere e fare. Tutto rigorosamente in inglese. Più o meno capimmo, grazie soprattutto alla gestualità inequivocabile dei segnali manuali subacquei. Appena arrivati sul punto d’immersione ci misero l’erogatore in bocca e via in acqua. Mi ricordo però chiaramente che su una decina di persone che eravamo almeno tre o quattro abbandonarono subito e restarono in barca.

L’esperienza fu veramente indimenticabile e – dopo molti anni e con molta più esperienza – apprezzo ancora di più i fondamentali su cui Orcasub Formentera – oggi – basa la sua attività: il Briefing iniziale. Momento determinante, che viene fatto nella lingua originale del cliente, spiegando chiaramente i seguenti fondamentali argomenti:

  1. Compensazione.
  2. Respirazione.
  3. Segnali manuali subacquei.
  4. Muoversi sott’acqua.
  5. Svuotamento maschera.
  6. Recupero e svuotamento erogatore.

Non serve dilungarsi inutilmente sulla teoria, quindici/venti minuti, sono più che sufficienti. Abbiamo anche un breve video, sempre in lingua originale come supporto didattico.

Secondo Orcasub, è molto importante che il battesimo, almeno per la prima volta venga fatto da terra, partendo dalla spiaggia, cosa che da molta sicurezza a chi è alle prime armi. In questa maniera si ha la possibilità di fare gli esercizi subacquei necessari in non più di un metro d’acqua, rimanendo in ginocchio sul fondo e in caso di qualsiasi problema basta alzarsi in piedi e si è fuori dall’acqua.

Chi preferisce poi gli esercizi li può fare anche in piscina, un ambiente chiuso che trasmette una ancora più sicurezza e tranquillità. Chiaramente, offriamo anche la possibilità di fare il battesimo subacqueo dalla barca e per chi l’ha già fatto è sicuramente più divertente; per esperienza, per chi non lo ha mai fatto, sicurezza, successo e divertimento sono molto più alti partendo dalla spiaggia.

Il battesimo subacqueo del mare è solo un piccolissimo passo verso l’esplorazione e la conoscenza del mondo sommerso. Orcasub Formentera utilizza tutte le accortezze e precauzioni necessarie, con passione e professionalità, per far proseguire questa avventura subacquea meravigliosa che a molti ha cambiato la vita. Come a me.

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